
Conosco
Amir da tantissimo tempo. La prima volta che ci siamo visti, ma non ci siamo presentati, avevo circa
15 anni ed ero in un locale di Latina per aprire con il mio ex gruppo (durante una delle mie prime jam), il live dei
Colle der Fomento. Il collettivo romano si era presentato nella mia città con tutti gli esponenti del
Rome Zoo, tra cui una giovane promessa del Rap che si faceva chiamare
Cina. A distanza di anni, quel rapper ha cambiato nome d’arte, scegliendo quello di battesimo, ovvero
Amir, e ha fatto molto parlare di sé per il suo contributo nella scena Hip-Hop italiana. Con lui ci siamo ritrovati anni dopo, abbiamo stretto amicizia, realizzato featuring,
Exo è stato il suo dj per un tour e poi, abitando in città diverse, ci siamo persi, ma senza mutare la stima e l’affetto reciproco. L’anno scorso quel rapper ha pubblicato il suo primo libro dal titolo
“Vivo Per Questo” ed ho colto l’occasione di queste vacanze per leggerlo. Devo dire che mi ha affascinato molto e che l’ho consumato in pochi giorni. Appena terminata la lettura gli ho telefonato per congratularmi e, visto che avevo diverse curiosità e domande da fargli, gli ho proposto questa
intervista.